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Paolo Zelati

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SATAN'S LITTLE HELPER

Recensione pubblicata su Horror Mania, Aprile 2004

Dopo quasi vent’anni da Video Killer, il buon Jeff Lieberman torna a misurarsi con il suo /nostro genere preferito e lo fa in grande stile: Satan’s Little Helper, infatti, è una nerissima e deliziosa fiaba moderna che ci insegna quanto possa essere pericoloso confondere realtà ed immaginazione. L’azione si svolge in una tranquilla cittadina americana durante la vigilia di Halloween; Douglas (Alexander Brickel) è un ragazzino occhialuto che vive con una madre petulante (una spassosa Amanda Plummer) ed un padre assente che per tenerlo occupato gli regala un videogioco chiamato “Satan’s Little Helper” nel quale il giocatore deve aiutare il Principe delle tenebre a collezionare quante più anime possibili da portare all’inferno. Vestito con il costume del suo personaggio preferito, Douglas si prepara ad accogliere la sorella maggiore (verso la quale il bambino nutre una morbosa attrazione) di ritorno dal College. Sfortunatamente per lui (e per tutta la famiglia) Jenna ( la sensuale Katheryn Winnick) porta con se il fidanzato Alex scatenando così la gelosia del fratello minore. Deciso a vendicare l’offesa subita, Douglas si aggira per la città in cerca del suo eroe, ovvero l’unica persona che lo possa aiutare a fare giustizia: Satana. Nel suo peregrinare il bambino si imbatte in uno strano figuro che, vestito con un cappotto nero ed una maschera da diavolaccio, sta seppellendo un cadavere. Esaltato dal fatto di aver finalmente incontrato il suo idolo, Douglas chiede all’uomo (del quale non vedremo mai il vero volto, né sentiremo la sua voce) di uccidere il fidanzato della sorella e di diventare il suo “aiutante”. Stipulato il patto, Douglas porta a casa con sé quello che scopriremo essere un pericoloso serial killer e… cominciano i guai. In questi tempi bui in cui vige la legge del “Reality Show”, Lieberman ci regala una caustica satira sociale nella quale la sempre più dilagante confusione mediatica tra fiction e realtà viene messa alla berlina con acuta ferocia e senso dell’umorismo (indissociabile dall’elemento orrorifico secondo il credo del regista americano). Le gag tragicomiche si susseguono ad un ritmo forsennato e l’ottima mimica di Joshua Annex (il serial killer) rende il suo linguaggio corporale assolutamente irresistibile. Lieberman miscela con grazia ed intelligenza scene decisamente disturbanti (tipo l’uccisione del padre o l’incredibile scena del gatto) con un tono generale grottesco e “lager than life” che se ne frega della plausibilità (soprattutto nel confuso finale) inscrivendo il tutto in una consapevole dimensione fumettistica (il regista di Squirm sa bene che non bisogna prendersi troppo sul serio) sottolineata magistralmente da un’ottima fotografia ricca di colori caldi e saturi. Senza scrupoli di sorta Lieberman (autore anche della sceneggiatura) sfida ciò che negli Stati Uniti è ancora considerato un inviolabile tabù: coinvolgere direttamente un bambino in crimini e fatti di sangue. Satan’s Little Helper corrompe questa “inattaccabile innocenza” e, senza ipocrisie, ci mette in guardia dai pericoli ai quali i nostri figli sono quotidianamente esposti, e nel farlo, assesta pungenti stoccate ad altre due intoccabili istituzioni americane: famiglia e religione. Bentornato Jeff!

VOTO: 7

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